Un angelo custode, dalla lunga carriera di quarant’anni, si ritrova a proteggere un giovane attore di teatro, scoprendo cose che in vita non avrebbe nemmeno immaginato. “Non dovevo essere io” è un vero e proprio stile di vita che accomuna i due protagonisti di questa storia. Il primo è un attore di teatro che si affanna tra rinunce, prove e spettacoli; l’altro è il suo angelo custode che si affanna a stargli dietro, cercando in tutti i modi di proteggerlo da una vita che sembra facile e spensierata, quella di un’artista, ma che in realtà risulta essere difficile da gestire. Così questo angelo, che ha le stesse sembianze dell’uomo che protegge, ci racconterà le tante peripezie, le mille difficoltà di un giovane attore che prova a farsi strada, alternandosi proprio al suo “assistito” che si esibisce nel suo spettacolo. Emergeranno, tra i ricordi e i pensieri dell’angelo e tra le interpretazioni dell’attore, molti punti in comune: sensazioni e suggestioni che mette in scena l’artista gli vengono suggerite, in maniera inconscia, dal suo angelo custode, il quale contemporaneamente si rispecchia negli atteggiamenti e nel modo di essere nel suo protetto. “Pe’ stu cunto, chello ca ce vo, so’ ingrediente de facile ricetta: nu pizzeco de pazzarìa, e po’, chello ca nun po’ mancare, è na bella menata de furtuna!” Ho immaginato come potesse essere il lavoro di un angelo custode e cercando chi potesse proteggere, non potevo fare a meno che pensare ad un attore. Il lavoro di questo angelo è molto semplice: scrive su un quaderno tutto ciò che può essere utile, in futuro, alla corte celeste per esaminare l’anima del suo protetto: un resoconto. Questi due universi, quello artistico e quello sacro, trovano un punto in comune nella figura del “servitore”. Da una parte l’attore mette in scena proprio un servitore di corte che racconta le sue tante fatiche e dall’altra il servitore di Dio che, oltre a raccontare la vita dell’uomo che gli è stato affidato, narra anche delle sue esperienze passate, raccontando di altre anime che ha custodito e di come il suo lavoro sia cambiato da quando ha cominciato. Il testo vuole, in chiave comica e brillante, far riflettere sull’esistenza precaria degli artisti e allo stesso tempo cerca di dare una spiegazione al destino e al suo corso, alternando pezzi di teatro comico adattati dalla tradizione a monologhi ironici che sfiorano il concetto della moderna stand-up.

NON DOVEVO ESSERE IO
atto unico di e con
FRANCESCO RIVIECCIO
SINOSSI
NOTE DELLO SPETTACOLO
