Orizzonte

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Orizzonte

testi e regia

Paolo Blasio

con

Paolo Blasio, Consiglia Coppola, Antonio Baselice

costumi

Consiglia Coppola

luci

Paco Summonte

scenografia

Gaetano Capuano

Trama

Due mondi paralleli che guardano l’altro con diffidenza. Uno specchio da un orizzonte all’altro, che accompagna un esodo tutto italiano. Salvatore, Maria e Pasquale, giovani fratelli partenopei, partono per l’America in cerca di fortuna. “Ma l’America era una realtà o era soltanto un sogno?”

Sinossi

1950: Salvatore (30 anni, ignorante ma buono, ha combattuto la Seconda guerra mondiale), Maria (25 anni, è uscita dal convento in cui è stata per anni, una sognatrice) e Pasquale (22 anni, l’unico ad aver studiato, tende ad essere saccente ma rimane tenero nel porsi con gli altri) sono tre fratelli napoletani che come tanti giovani soffrono le conseguenze della guerra. Pasquale compra il viaggio verso l’America per tutti e tre, contento di aver ricevuto delle lettere da un suo amico di studi americano, Thomas, che sostiene di poter offrire loro un alloggio ed un lavoro. I tre partono, lasciando a casa il padre che è moralmente devastato dalla scomparsa della madre. I problemi che i tre personaggi affrontano durante l’esodo migratorio sono molteplici, dalle pessime condizioni in cui si trovano i loro posti sulla nave, al traumatico arrivo ad Ellis Island dove sostengono le visite mediche per poter approdare in America. Durante questo viaggio però l’umore dei tre fratelli cambia, perché si scopre che in realtà non esiste nessun Thomas ma è stato Pasquale ad aver inventato tutto pur di fuggire da Napoli e portare i fratelli con sé. All’arrivo in America si trovano quindi in una situazione di estrema povertà e razzismo. Cresce la tensione tra i tre, tensione che esplode e costringe Pasquale a svelare tutta la verità: è stato il padre a prendere i biglietti per tutti e tre, perché era coperto di debiti e aveva strozzini alle calcagna, e non voleva che succedesse qualcosa ai figli o che pagassero per i suoi errori. Ha inoltre organizzato la partenza dicendo la verità solo a Pasquale perché sapeva che gli altri non avrebbero accettato di abbandonare quella situazione. I tre decidono quindi di tornare in patria, ma in questo ritorno un naufragio lascia incerte le loro sorti. Le ultime immagini dello spettacolo lasciano quindi pensare che tutto quello visto sino ad ora non sia altro che un insieme di ricordi, e che in realtà i tre fratelli sono dall’inizio del viaggio su un’altra barca, quella che li traghetterà in un posto diverso da quello che immaginano.

Inevitabile sorge il paragone con il tragico esodo migratorio che oggi vede protagonisti i popoli africani e ci troviamo a riflettere su quello che è toccato a noi, proponendo provocatoriamente un cambiamento di prospettiva che vede i carnefici ritrovarsi al posto delle vittime, e che magari può dare spunti di riflessioni su un tema che tocca inevitabilmente tutti noi. La migrazione è un ciclo continuo, che va da un popolo all’altro e ne vede sempre gli stessi effetti, dall’esodo, alla discriminazione, all’appropriazione culturale, in un’infinita danza di contrasti e aperture.

Compagnia Io non ti conosco